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Questo articolo risale al 2002 e certamente da allora sono cambiate molte cose, soprattutto sul versante tecnico, portando la comunicazione virtuale ad un grado di consuetudine che nel 2002 era meno evidente. Molte considerazioni riportate nell'articolo sono però sostanzialmente valide ancora oggi, perciò ho preferito mantenere inalterato il contenuto dell'articolo, riservandomi in altra sede di pubblicare qualcosa di più aggiornato.

Le motivazioni e gli scopi che spingono all'uso della chat sono variegati e li affronteremo in un altro contesto; qui invece approfondirò un fenomeno che ho più volte osservato in chi si avvicina per la prima volta alla chat e dunque apprende questo nuovo modo di comunicare.

Non è un accadimento necessario ed automatico, ma a mio avviso molto frequente. Con la prima sessione di chat e ancor più nelle successive ci si immerge in un mondo dove le descrizioni (esito di ragionamenti e di "autoletture") compensano l'assenza di una percezione reale. Così è molto comune ricevere e formulare domande su dati fisici (età, capelli, altezza, peso, ecc.) e sul carattere (dolce, rude, allegro, triste, ecc.), come pure sullo stato d'animo (felice, infelice, innamorato, ecc.) e sui gusti personali (se piace lo sport, la musica, la lettura, ecc.).

Sembra una cosa scontata e banale eppure la dimensione della chat, cioè il fatto di essere presenti ma allo stesso tempo celati, può contribuire alla messa a punto dell'armonia della personalità e aiutare la crescita personale.

In genere, nella cosiddetta "realtà" certe informazioni non le diamo attivamente, cioè non le verbalizziamo coscientemente: chi ci guarda incontrandoci ci "legge" e analizza automaticamente molte informazioni come i tratti fisici, lo stato d'animo attuale, la cura che abbiamo di noi, il timbro e il tono della voce, gli odori, lo stato di attivazione mentale, ecc. e in più trae continuamente conclusioni, in modo del tutto inconscio, su di noi, a seconda di come ci muoviamo o di quello che diciamo.

L'altro dunque può crearsi molto presto un quadro della nostra personalità e di questi dati noi possiamo essere coscienti oppure no, possiamo essere in accordo oppure no e a volte ci meravigliamo di cosa pensino o abbiano pensato di noi le persone che non ci conoscono bene.

In chat abbiamo la necessità di definirci, riflettendo quindi e osservando noi stessi. Se da una parte si può mentire, oppure enfatizzare o banalizzare questo o quell'altro aspetto di noi, in genere la semplice osservazione o la considerazione stessa che stiamo celando qualcosa, ci può favorire l'avvio di una riflessione circa quegli aspetti che abbiamo evitato di "affidare" al giudizio dei nostri "netfriend", un'occasione di analisi personale volta allo scopo di integrare quelle parti con il resto della personalità.

Dopo le prime chat e conoscendo un numero sufficiente di persone si apprende che tendiamo a dire di noi certe cose e non altre, ma non solo, si apprende anche la reazione media degli amici alle nostre presentazioni (feed-back). In genere il "successo" in chat si ottiene quando si riesce a mantenere vivo l'interesse nella persona che sta chattando con noi e ovviamente questo processo è reciproco. Se la presentazione della nostra persona o di certi contenuti o aspetti produce prevalentemente o sistematicamente rifiuto, sarcasmo, perplessità, ironia, spavento, e altre reazioni negative, allora è bene chiederci se stiamo nascondendo qualcosa, se stiamo distorcendo qualcosa o se il nostro modo di essere è così diverso dalla maggior parte delle persone, tanto da non poter entrare in sintonia con un numero sufficiente di amici e sentirsi quindi "nel gruppo".

Tutti questi sono spunti interessanti che, con una giusta riflessione e leggendo con apertura e disponibilità le risposte degli amici, possono avviare un processo di analisi su se stessi, favorendo la 2 spinta verso nuove esperienze, nuovi modi espressivi, nuovi livelli di comprensione delle proprie tendenze, ecc.

Riassumendo dunque mi sento di dire che, lasciando intatto il gusto di chattare per puro divertimento, di essere chi siamo, di proporci con la libertà che vogliamo, possiamo usare la chat "anche" come un ottimo strumento di verifica del nostro modo di essere e di approfondimento della lettura di noi stessi.

La crescita personale, la costruzione di più ampie e stabili capacità relazionali e personali tramite le esperienze di vita, è un obiettivo così importante che si deve servire di tutti gli strumenti disponibili, reali o virtuali che essi siano.

© Dr. Giuseppe Vadalà - 2002 - Il testo non può essere riprodotto né in parte né totalmente senza il consenso dell'autore