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Non tutti sanno come farsi aiutare e come chiedere aiuto ad un professionista competente nel campo della salute mentale. Le difficoltà, a volte, risiedono nella confusione che ha assalito la mente di chi si scopre con un opprimente disagio psicologico, mentre talvolta le difficoltà risiedono nella mancanza di chiarezza anche da parte di noi psicologi. Informazioni rilasciate all'utenza che si rivelano spesso carenti oppure eccessivamente ambigue possono alla fine scoraggiare chiunque.

Internet può aiutare in tutto questo?

Chat di auto-aiuto, forum dove condividere i propri stati d'animo, consultazioni on line gratuite oppure a pagamento, trattamenti di counseling psicologico tramite email o chat, sperimentazioni di psicoterapia virtuale, tutto ciò può aiutare ad affrontare e superare i problemi? Quando è necessario, invece, incontrarsi? E Internet può favorire questo passaggio dal virtuale al reale? Affrontiamo la questione e diamo qualche suggerimento...

Al di là delle questioni relative alle personali possibilità economiche, per qualcuno è sicuramente facile richiedere l'aiuto dello psicologo per la risoluzione di problematiche e disturbi mentali o, in genere, per disagi che rendono difficile mantenere un umore stabile o una normale capacità di lavorare e vivere insieme agli altri. Queste persone ricercano subito il modo migliore per ristabilirsi, migliorare, riequilibrarsi e, se non ci riescono da sole, si rivolgono allo psicologo. In questo caso è il telefono lo strumento che determina il contatto con il professionista.

Anche Internet può servire allo scopo, nella misura in cui una ricerca di nominativi per zona o per competenze professionali fornisca al soggetto bisognoso d'aiuto i recapiti telefonici per il contatto giusto. Non tutti però hanno questa capacità di movimento.

Alcuni vivono l'idea di rivolgersi allo psicologo quasi come una sorta di fallimento, di dimostrazione inequivocabile della propria incapacità di auto-aiutarsi. Sentimenti di vergogna, inadeguatezza, orgoglio ferito, ed emozioni (più o meno negate alla consapevolezza) come paura, risentimento ed ostilità possono esistere nell'animo di chi, riconosciuta la propria incapacità di risolversi da solo i problemi che sono sorti, pensa alla necessità di rivolgersi ad un professionista psicologo, contattandolo direttamente.

Il passo di partenza è il più ostico. In realtà, una volta stabilito il contatto - dopo il primo colloquio - molti clienti (o pazienti) riescono a comprendere perfettamente la giustezza del loro passo, poiché lo psicologo aiuta anche ad impostare correttamente il lavoro terapeutico, estrinsecando le motivazioni che hanno portato il paziente al colloquio e le motivazioni che sottendono la volontà di cambiamento. Il tutto tenendo contro dello stile di vita e comunicativo del cliente.

Dopo il primo contatto molti clienti tirano un sospiro di sollievo perché percepiscono che, sebbene i problemi non siano assolutamente risolti, ora sono all'interno di un percorso avviato, una guida conosciuta, e non si trovano più sperduti, in alto mare, con la burrasca della vita ad opprimerli.

Fare il primo passo verso un incontro con lo psicologo a volte risulta quasi impossibile. Non avendo il coraggio di telefonare, non sapendo neanche bene a chi chiamare, come scegliere un professionista o persino quali parole profferire per prime, alcune persone con disagio psicologico tendono alla fine a restare chiuse in se stesse, imprecando contro la vita o il destino o, peggio, contro loro stesse, immaginando il proprio problema come complicato ed inesprimibile, incomprensibile a chiunque non sia nella loro mente.

In pratica finiscono con la sensazione disperante di "essere" sole. Il primo contatto, inoltre, è ostacolato dall'immaginazione e dalle fantasie del soggetto.

"Come sarà lo psicologo, lo psicoterapeuta? Che parole userò, come posso spiegargli quelli che sono i miei problemi, saprò fare un colloquio e guardarlo negli occhi o sprofonderò di vergogna?" Questi sono alcuni dei pensieri che attanagliano queste persone, il cui movimento verso l'esterno è ambiguo o comunque contrassegnato dalla confusione e dall'incertezza, se non delimitato in un vero e proprio stallo, e relativo pericolo di regressioni o dipendenze.

Un servizio informativo capillare, la capacità di insegnanti, medici, personale parasanitario, ecc. di comprendere ed indirizzare alla giusta risorsa questa tipologia di persone è certo un evento auspicabile. Anche Internet può aiutare queste persone? La risposta è sì, ma è necessario specificare in che modo e approfondire il tema della comunicazione on line.

La comunicazione tramite computer è ormai un'attività sfruttata da milioni di persone nel mondo. La capacità, normalmente, di comprendersi in modo virtuale tramite la tastiera è così evidente che basta chiedere ai propri conoscenti il loro indirizzo email per scoprire che sono sempre di meno coloro che non sappiano di cosa si parli. Ormai l'email è un mezzo molto utilizzato e, assieme all'email, anche la chat (o "il" chat come è per alcuni) è ampiamente usata, soprattutto dai giovani e giovanissimi.

La comunicazione tramite email differisce da quella tramite chat ed entrambe differiscono da una comunicazione vocale, sia tramite computer (microfono) sia tramite semplice comunicazione telefonica. Lo stile comunicativo cambia ancora quando si aggiungono dati visivi (webcam) o addirittura quando si è di persona, in un incontro dove partecipano tutti i sensi (persino il tatto in una stretta di mano comunica).

Un'altra importante differenza si ha quando si introduca una comunicazione virtuale provenendo da un contatto e conoscenza reale, cioè dopo aver conosciuto la persona con cui si intratterranno poi contatti solo virtuali: gli scritti costruiti con gli stessi mezzi (email, chat, blog, ecc.) vengono "letti" in modo a volte assai differente rispetto ad una conoscenza assolutamente virtuale, che costringe il lettore a ricreare mentalmente un "personaggio" e valutarne costantemente la possibile congruità. Quello che però qui ci interessa è la possibilità offerta da Internet riguardo all'immagine dell'interlocutore. La protezione offerta dal monitor può sedare un certo grado di ansia. Può incoraggiare chi, messo in un contatto visivo o reale, si tirerebbe indietro.

La mancanza di dati sicuri sull'atteggiamento dell'interlocutore (nel nostro caso dello psicologo interpellato via email o via chat), l'assenza di letture del suo volto, della sua fisicità, spesso concede, alla persona che usa questo mezzo virtuale, la possibilità di concentrarsi sui contenuti della propria comunicazione, senza essere assalito dalle informazioni in arrivo provenienti dalle reazioni dello psicologo, come accadrebbe in un incontro reale, dove il dialogo produce feedback continui negli interlocutori. In questo modo vengono (temporaneamente) superate timidezze, le tendenze ad enfatizzare l'importanza dell'interlocutore o a leggere nelle sue reazioni una miriade di significati negativi o colpevolizzanti.

Il filtro offerto dal computer attutisce questo canale di informazioni. Le "faccine", la punteggiatura, le pause e le parole appropriate sono i nuovi dati che informano sugli atteggiamenti e vissuti dell'interlocutore, mentre le sue vere espressioni corporee e le sue vere reazioni emotive vengono solo eventualmente dedotte, e sicuramente possono essere ben occultate durante una comunicazione virtuale.

Ecco che si comprendono i vantaggi (ma anche i limiti) di questo tipo di comunicazione. La persona ansiosa, timida, impaurita nelle relazioni sociali, confusa nel chiarire e chiarirsi in un contatto reale, riesce qui, tramite il computer, a porsi in modo quasi paritetico e certo ad una distanza più rassicurante. Ciò permette di introdurre le proprie problematiche in un modo e ad un livello di profondità proibitivo in un contatto reale.

L'aggancio offerto da Internet permette dunque a queste persone di proporsi finalmente come possibili clienti, di rinnovare quindi la speranza di cambiamento e di miglioramento della situazione, e garantisce una speranza anche in coloro che vedevano preclusa ogni soluzione ai loro problemi.

A questo punto occorre però parlare di un rischio concreto. Tale rischio risiede nella "fascinazione" della comunicazione virtuale, che in varie forme, può condizionare l'evolversi della relazione virtuale, tanto da lasciare invischiato il paziente nelle illusioni e nelle promesse virtuali e quindi intrappolarlo nella Rete, alla ricerca di persone o mezzi sostitutivi che di volta in volta lo rassicurino sulle sue capacità di risolvere problematiche che, invece, sono di natura tale da richiedere un contatto completo (con tutti i sensi disponibili cioè) e quindi reale, con uno psicologo psicoterapeuta.

Devo ricordare che qui stiamo parlando di persone con problematiche psicologiche non superficiali, le quali impossibilitate a contattare tradizionalmente uno psicologo, decidono di contattarlo via email e poi via chat. Se, come detto, tale contatto virtuale rende possibile da un lato un incontro che altrimenti non si sarebbe mai verificato, dall'altro è evidente che la relazione virtuale stessa, impostata come esclusivo supporto terapeutico, non è in grado di reggere, per le conoscenze di oggi, la stabilità necessaria affinché una relazione terapeutica possa produrre effetti significativi nelle patologie e nei disagi riscontrati.

Possiamo dunque dire che, tralasciando tutto l'universo del counseling psicologico on line e delle forme di psicoterapia virtuale per disturbi lievi o per certi particolari disturbi, il contatto virtuale, la relazione che si può creare per un certo periodo tra cliente e psicologo può divenire, opportunamente, un percorso propedeutico verso il contatto reale. In altre parole lo psicologo dovrà lavorare, assieme al cliente, per metterlo in condizioni tali da affrontare, da solo, il contatto reale con un professionista psicologo (anche lo stesso che viene contattato virtualmente, se è il caso), un professionista in grado di mettere in moto il meccanismo psicoterapeutico tradizionale e portare verso il benessere duraturo e stabile la personalità del paziente. In questo senso è importante chiarirsi all'inizio di un contatto virtuale. Capire la situazione, i problemi, le risorse possibili, e soprattutto riuscire a comprendere la personalità dell'interlocutore, per poter essere in grado di guidarlo nel miglior modo possibile verso la consapevolezza delle proprie abilità relazionali, in vista di un contatto reale.

Va da sé che lo psicologo possa anche avvertire come possibile e sufficiente la relazione virtuale come migliore setting per un dato paziente (del resto gli studi sulla psicoterapia virtuale continuano e sono sempre più numerosi), e in quel caso, assai cautamente e mettendolo in condizioni di comprendere ciò che fa, è possibile costruire un preciso percorso di counseling on line o di psicoterapia virtuale on line (in questo ultimo caso di tipo assolutamente sperimentale, almeno in Italia, poiché vige attualmente il divieto di esercizio della psicoterapia on line e della psicodiagnosi deliberato dall'Ordine degli Psicologi).

In conclusione possiamo dire che Internet è, tra le altre cose, un formidabile mezzo d'aiuto per coloro che si sentono in difficoltà nel contattare direttamente nella dimensione reale un professionista psicologo. Un consiglio che mi sento di offrire è quello di diffidare da qualsiasi promessa d'aiuto offerta su Internet da persone non preparate o competenti nella diagnosi psicologica e nel trattamento dei disturbi psicologici.

© Dr. Giuseppe Vadalà - 2004 - Il testo non può essere riprodotto né in parte né totalmente senza il consenso dell'autore