Psicoterapia on line e immagine dello Psicologo in Internet suggerimenti da un questionario on line

Premessa

Questo articolo propone una lettura dei dati provenienti da un questionario on line pubblicato nella vecchia versione del sito www.drvadala.it nel corso del 2005.

Il questionario, assimilabile per molti versi ai sondaggi che popolano numerose pagine dei siti di Internet, non aveva la pretesa di fornire dati significativi e attendibili dal punto di vista metodologico, essendo stato pensato per "sondare" le opinioni circa alcuni temi inerenti la psicoterapia on line e recepire idee e suggerimenti offerti dai compilatori del questionario. Purtroppo imprevedibili difficoltà di tipo tecnico e la transizione da un server all'altro avvenuta durante il periodo di pubblicazione del questionario hanno limitato il numero degli accessi da parte degli utenti e conseguentemente reso ancor meno rilevante la parte numerica delle risposte. Escludendo le risposte praticamente "in bianco" abbiamo contato 59 utenti che hanno effettivamente risposto in parte o totalmente alle domande del questionario. Fortunatamente la presenza di alcune domande "aperte" ha permesso di utilizzare le risposte come una importante risorsa di suggerimenti e punti di vista e in questo articolo esse saranno sinteticamente prese in considerazione. Ringrazio tutti coloro i quali hanno partecipato al questionario, rivelando interesse e competenza verso questo possibile ambito di applicazione della psicologia, ancora in fase di studio e di approfondimento.

Benché, come detto, i numeri siano poco significativi e vadano considerati come semplice indicazione è mia intenzione riportare i dati così come si sono rivelati, lasciando al lettore l'opportunità di intravedere un senso, il valore di un'effettiva preferenza, o piuttosto una disposizione del tutto casuale che meriterebbe ulteriori e più approfondite indagini.

Con più attenzione invece mi soffermerò su quelle risposte che, per la loro natura, rivestono un ruolo importante come suggerimento per ulteriori ricerche e per importanti considerazioni sulla psicoterapia on line e su alcuni elementi di base della professionalità dello psicoterapeuta virtuale.

I 59 utenti che hanno risposto alle domande del questionario sono così suddivisi: 37 femmine e 22 maschi.

Le domande

Domanda 1: Pensi possa essere efficace una psicoterapia praticata attraverso il computer?

  • 2 Per nulla efficace
  • 27 Abbastanza efficace
  • 9 Si, molto efficace
  • 17 Non molto efficace
  • 4 Non hanno risposto

Domanda 2: Quale strumento è necessario, secondo te, per poter praticare (ora o anche in futuro) la psicoterapia on line? (puoi scegliere anche più di una selezione)

  • 22 Chat + audio-video
  • 11 Chat + solo microfono
  • 5 Forum (o mailing list) + email
  • 18 Semplice email
  • 22 Semplice chat
  • 2 Email + blog
  • 9 Chat + solo webcam
  • 5 Non hanno risposto

Domanda 3: Secondo te potrebbe essere più efficace una chat individuale o in gruppo?

  • 12 Gruppo
  • 34 Individuale
  • 11 E' indifferente
  • 2 Non hanno risposto

Domanda 4: Se tu decidessi di sostenere una psicoterapia on line quale professionista contatteresti in Internet (puoi scegliere anche più di uno)?

  • 2 Psicopedagogista
  • 6 Sociologo
  • 6 Medico
  • 5 Counselor
  • 52 Psicologo
  • 10 Psichiatra
  • 9 Filosofo
  • 2 Neurologo
  • 2 Non hanno risposto

Domanda 5: Utilizzando la chat per dialogare in una "possibile" psicoterapia on line, useresti le "faccine", gli smileys o emoticons, per aiutarti nell'espressione dei messaggi?

  • 8 Non so
  • 36 Sì
  • 13 No
  • 2 Non hanno risposto

Domanda 6: Pensi che sia positivo richiedere, ad un utente che voglia intraprendere una psicoterapia on line , l'obbligo di sostenere prima un colloquio reale con uno psicologo della città dove si risiede, ottenendo una diagnosi psicologica che garantisca che il soggetto non ha un disturbo "grave" e inadatto ad un trattamento virtuale?

  • 16 Non so
  • 25 Sì
  • 17 No
  • 1 Non ha risposto

Questa è una domanda che impone un minimo di approfondimento. Che Internet possa essere veicolo di emozioni, parole e pensieri è una certezza derivante dall'esperienza. Funziona come comunicazione e le migliaia di chat che in ogni momento accolgono milioni di utenti ne sono la testimonianza più immediata. L'idea che lo scambio comunicativo virtuale possa essere assimilabile a quello reale invece non è così immediata. La comunicazione virtuale ha delle regole proprie e in ogni caso fa leva sulla personale capacità di "immaginare" l'interlocutore, più di quanto avvenga nella comunicazione reale dove c'è un continuo feed-back circa le reazioni, anche non verbali, di chi ci sta di fronte. Immagini virtuali, spesso ideali, solo parzialmente corrispondono alla realtà effettiva di chi sta digitando a chilometri di distanza e questo può incidere sul senso attribuito alle frasi lette e sui toni emotivi con cui vengono percepiti alcuni testi.

In una eventuale psicoterapia virtuale questa discrepanza tra realtà e virtualità potrebbe essere pericolosa, perché una certa "gravità" della sintomatologia o della personalità di un individuo potrebbero non essere colte oppure, pur percepite, potrebbero essere valutate in modo meno preciso di quanto sia dovuto, proprio a causa dello schermo e della distanza virtuale, che filtra (spesso mascherandola) la comunicazione non verbale e soprattutto offre allo scrivente l'opportunità di "decidere" con calma cosa far passare attraverso la scrittura e cosa omettere, limitando notevolmente la possibilità, per lo psicoterapeuta, di stabilire con ragionevole certezza la gravità di un sintomo o di una situazione.

Da queste considerazioni ho pensato che possa essere utile immaginare un'indagine preliminare da sostenere in Relazione Reale, cioè con uno psicologo contattato nel mondo concreto e come avviene usualmente, in modo che serva da valutazione filtro per poter avere una sufficiente garanzia che saranno poi trattati in modo virtuale solo casi non gravi (per esempio dove non vi siano tracce di disturbi psicotici o di depressione grave) e più adatti ai benefici che possono derivare dal contatto virtuale.

Naturalmente sono consapevole che in questo modo si rinuncia ad uno dei "vantaggi" della virtualità, ovvero a quell'anonimato che a volte permette aperture insperate nella cosiddetta realtà concreta, ma lo trovo un giusto compromesso tra l'esigenza di sperimentazione della psicologia anche nel campo della virtualità e la necessità di preservare l'utenza, evitando trattamenti inadatti e poco controllabili in presenza di gravi psicopatologie.

Domanda 7: Pensi che somministrare i test psicodiagnostici tramite computer sia efficace?

  • 15 Non so
  • 29 Sì
  • 13 No
  • 2 Non hanno risposto

Domanda 8: A tuo avviso il pagamento per le prestazioni via internet può rivelarsi un problema?

  • 31 No 1
  • 27 Sì
  • Non ha risposto

Domanda 9: (si riferisce alla domanda precedente) Se sì, perché?

Alcuni di coloro che hanno risposto sì alla risposta precedente hanno voluto anche offrire una spiegazione secondo il loro punto di vista.

La motivazione più ripetuta riguarda la a) mancanza di risorse economiche seguita dalla considerazione circa la b) preferenza per una prestazione dal vivo, in caso di pagamento. Da tenere in considerazione anche la c) ritrosia a pagare anticipatamente e la d) aspettativa di trovare su Internet risorse gratis. Ulteriori motivazioni: e) segretezza da mantenere in famiglia f) non possedimento di carte di credito per transazioni on line g) difficoltà di pagamento in modi alternativi alla carta di credito h) problemi di sicurezza nelle transazioni economiche via Internet i) diffidenza circa le credenziali del professionista con cui si interagisce

Domanda 10: Quale pensi che sia la frequenza ottimale per sostenere una psicoterapia tramite Internet?

  • 3 Occasionalmente
  • 26 Due volte alla settimana
  • 6 Quotidiana
  • 11 Tre volte alla settimana
  • 11 Una volta alla settimana
  • 2 Non hanno risposto

Domanda 11: Secondo te quali sono i problemi più adatti ad essere risolti attraverso una psicoterapia on line?

Le risposte spaziano su varie tipologie di disturbi ma generalmente non appaiono indicazioni per disturbi gravi di personalità e per disturbi psicotici, com'era prevedibile.

I suggerimenti vanno dai più ottimistici a) tutti; b) tutti i problemi affrontabili con un approccio cognitivo; c) praticamente tutti, in quanto è fondamentale la conoscenza di se stessi per poter risolvere le problematiche di tutti i giorni; d) tutti, basandosi sulle capacità di ascolto e sulla disponibilità; alle risposte dove vi è un precisa indicazione, come e) disturbi leggeri della personalità; f) problemi di autostima; g) problemi pratici, personali lievi; h) solo problemi relazionali; i) gli innamoramenti in chat e problemi di relazione e socializzazione; l) timidezze, paure sessuali, traumi relazionali; m) solitudine e traumi sessuali; n) sesso e timidezza; o) stress; p) problemi relazionali di coppia e personali che non rientrano nella psicopatologia; q) difficoltà nella comunicazione; r) problemi di tipo esistenziale; s) crisi di coppia, ansie, difficoltà di relazione. Non mancano indicazioni per categorie psicopatologiche più severe: t) depressione, disturbi dell'identità sessuale e fobie; u) disturbi nevrotici; v) attacchi di panico Una voce controcorrente: z) quasi nessuno, più che altro risulta uno sfogo.

Da rimarcare il fatto che 22 utenti non hanno risposto a questa domanda, a testimonianza, presumo, del fatto che i questionari che richiedono l'elaborazione di una risposta diversa dalla semplice scelta tra alternative mal si conciliano con i "tempi" di Internet, dove la velocità e la superficialità di lettura incidono in modo non indifferente sulle decisioni di navigazione e di interazione.

Domanda 12: Quali possono essere invece i problemi meno adatti?

Le risposte di 35 utenti (poiché 24 utenti hanno preferito non rispondere) indicano che tra i problemi meno adatti vi sono ovviamente quelli dello spettro psicotico e della depressione grave: a) pazienti gravi e con carenze intellettive e culturali; b) gravi problemi da curare urgentemente; c) schizofrenia, personalità psicotiche, borderline; d) psicosi, depressione, manie di persecuzione, deliri; e) delirio e raptus; f) depressione con tentato suicidio; g) tutti quelli che necessitano di una terapia farmacologica. Altre voci indicano h) psicosomatici; i) forme gravi di ansia; l) problemi di socializzazione; DOC e IAD. Tre risposte fuori dal coro: m) dipende dalla rigidità del soggetto da analizzare n) nessuno o) qualsiasi tipo di problema

Domanda 13: Per le conoscenze che hai, sai indicare quali di queste figure è autorizzata per legge ad esercitare psicoterapia (sia on line che off line)?

  • 14 Nessuno di questi
  • 0 Sacerdote
  • 2 Filosofo
  • 5 Neurologo
  • 2 Counselor
  • 27 Psichiatra
  • 6 Medico generico
  • 2 Sociologo
  • 9 Psicopedagogista
  • 14 Non hanno risposto

Se vi può essere un certo nesso intuitivo tra le figure di Psichiatra o Neurologo e il servizio di Psicoterapia, resta piuttosto sorprendente che la figura dello Psicopedagogista abbia ricevuto nove preferenze. Si deve ricordare che l'esercizio della psicoterapia è concesso ai soli medici o psicologi che abbiano frequentato una specializzazione quadriennale in psicoterapia (pertanto il medico generico senza tale specializzazione non può esercitare alcuna psicoterapia).

Domanda 14: Descrivi brevemente come dovrebbe essere secondo te la personalità di uno psicoterapeuta virtuale

Non vi è un tipo unico di psicoterapeuta, nella realtà cosiddetta concreta, e si può dire che l'approccio, lo stile e anche gli strumenti usati dagli psicoterapeuti possono differire fortemente da un orientamento all'altro anche in base alla propria personalità, al clima culturale e alle personali esperienze di vita. La domanda qui posta serve a stimolare l'immaginazione di chi, frequentatore di Internet, prova a costruire la potenziale figura di un terapeuta virtuale. Il particolare mezzo in uso, la distanza, l'invisibilità (almeno nelle email e nelle chat di sola scrittura), il peso specifico che può essere affidato alla rielaborazione, all'approfondimento e confronto per rilettura, costituiscono fattori che possono far pensare alla necessità di fare psicoterapia in un "certo" modo, con un "certo" stile? Qual è l'aspettativa circa la figura dello psicoterapeuta on line?

Ecco le interessanti risposte alla domanda di come dovrebbe essere lo psicoterapeute virtuale:

a) Bravo

b) Buone competenze tecnologiche

c) Amichevole, colto, aperto e "vicino"

d) Efficace

e) Dinamico, veloce, intuitivo, paziente

f) Dotato di stile professionale

g) Uguale al terapeuta offline

h) Capace di fare da guida

i) Specializzato nello studio della scrittura

l) Capace di mettersi nei panni degli altri

m) Profondo e bravo a cogliere il carattere dell'interlocutore

n) Affascinante e intelligente

o) Preparato

p) Empatico

q) Bravo a relazionarsi

r) Brillante

s) Disponibile, comprensivo, leale

t) Non giudicante, non intrusivo, attento

u) Trasmettere interesse

v) Stabile, flessibile, autoironico, capace di ascoltare

z) Neutro per contenere le proiezioni

16 Non hanno risposto

Domanda 15: Descrivi brevemente quale sia a tuo avviso l'aspetto negativo o il pericolo maggiore di una psicoterapia on line.

Al momento della redazione di questo articolo sussiste cautela o, in alcune realtà regionali italiane, un esplicito divieto nell'uso di Internet come mezzo per esercitare la psicoterapia. Oltre allo studio degli strumenti tecnologici necessari per poter svolgere in modo stabile una seduta virtuale, e le assicurazioni riguardo l'identificazione del terapeuta e il rispetto per l'utente in termini di privacy, è anche importante che ci si interroghi sui pericoli e sugli aspetti palesemente negativi di una psicoterapia condotta in Relazione Virtuale.

In risposta alla domanda su questi aspetti negativi notiamo che in un contesto esclusivamente virtuale a) si perdono lapsus e incertezze; si hanno b) fraintendimenti per la distanza; c) non si coglie la mimica facciale e corporea del paziente; d) mancato coinvolgimento emotivo; e) mancanza di empatia; f) minori possibilità di creare una buona alleanza terapeutica; g) difficoltà a cogliere il grado di sofferenza e lo stato d'animo della persona; h) rischio altissimo di proiezioni false; i) confusione e pericolo di idealizzazioni con conseguenze di dipendenza da terapeuta; l) allontanamento dalla realtà concreta; m) sottovalutazione del paziente, poca possibilità di controllo dei risultati. Altre risposte: n) parte delle sedute dovrebbero essere dal vivo; o) troppo superficiale; p) perdita di tempo per parlare di problemi che si risolvono nella vita reale; q) falsità; r) mancanza di conoscenza diretta in caso di intenzioni suicidarie.

Oltre al dato che 18 utenti non hanno risposto, segnalo una risposta curiosa, anche se non del tutto imprevedibile: s) sesso on line. Evidentemente l'utente che ha risposto in questo modo teme che la confidenza e il senso di intimità possano indurre terapeuta e paziente in uno scambio virtuale di tipo sessuale, per il soddisfacimento reciproco. Penso di poter rassicurare i lettori che gli psicologi psicoterapeuti sono rispettosi del Codice Deontologico vigente, i cui principi vietano espressamente di intrattenere rapporti sessuali con i pazienti (Art. 28 del Codice Deontologico degli Psicologi italiani).

Domanda 16: Inserisci una domanda secondo te importante sulla psicoterapia on line che non hai trovato in questo modulo e prova a rispondere

Nonostante l'alta percentuale di assenza di risposte (34 utenti su 59 non hanno risposto a questa domanda), coloro che invece hanno deciso di contribuire hanno suggerito una serie di interessanti integrazioni:

D. Usare insieme psicoterapia virtuale e reale? R. Sì, sarebbe efficace

Decisamente utile per rassicurare gli studiosi "contrari" all'uso indiscriminato di Internet in psicoterapia e per valutare l'eventuale valore aggiunto che può offrire la virtualità in sostegno al contatto reale. Potrebbe essere un ottimo mezzo per avviare una sperimentazione seria sulla psicoterapia on line, esplorando i vantaggi e i limiti di un approccio misto.

• Integrazione della domanda riguardante la diagnosi off line: - diagnosi offline da parte di psicologo diverso da chi effettua trattamento - diagnosi offline da parte dello stesso psicologo che lavora online

Come si ricorderà, la domanda nr. 6 chiedeva l'opinione circa l'utilità di far eseguire un colloquio diagnostico offline da uno psicologo prima di intraprendere una psicoterapia virtuale. Il suggerimento, interessante, aggiunge una distinzione tra percorso misto e percorso totalmente virtuale. Nel primo caso sarà lo stesso terapeuta che effettua la diagnosi tramite un contatto in Relazione Reale per verificare i presupposti per un percorso terapeutico virtuale a portare poi a compimento insieme al paziente il percorso terapeutico virtuale (quindi di fatto vi sarebbe un approccio misto, diagnosi off line e trattamento on line con la stessa coppia terapeuta/paziente). Nel secondo caso colui che effettua il colloquio diagnostico in Relazione Reale è distinto dal collega che poi seguirà il caso virtualmente. Il paziente effettuerebbe seguirebbe il percorso virtuale con quest'ultimo professionista.

D. Perché un utente sceglierebbe una psicoterapia virtuale? R. - paura e vergogna - mancanza di disponibilità economica - ritenere il proprio problema non così grave da richiedere una terapia tradizionale - non voler fare sapere che si fa una terapia - facilità nel raccontarsi

Un suggerimento circa le motivazioni che potrebbero spingere un utente verso l'approccio virtuale.

D. Sarebbe utile stilare un elenco di psicologi che lavorano in Internet? R.

Questo è un ottimo suggerimento. Oggi su Internet è possibile recuperare il nominativo e l'indirizzo email di numerosi psicologi. E' ovvio che molti di loro non siano specializzati in psicoterapia e oltretutto, alcuni operano in situazioni assai lontane della clinica. Trovare dunque un indirizzo email di uno psicologo o persino di uno psicoterapeuta non garantisce che quel particolare professionista sia in grado, per competenza e preferenza, di utilizzare gli strumenti della comunicazione virtuale per instaurare relazioni cliniche siano esse di supporto psicologico o di vera e propria psicoterapia. Dunque risulterebbe utile l'esistenza di un elenco che possa in qualche modo aiutare la ricerca di professionisti preparati e disponibili all'approccio virtuale.

D. E' giusto fare una psicoterapia ad utenti completamente anonimi? R. No, meglio richiedere copia via email del documento di identità

L'anonimato è al tempo stesso una nota dolente e una carta vincente, nelle relazioni virtuali. Se vi sono principi deontologici che obbligano a chiedere ove possibile l'identità del richiedente (si pensi per esempio ai servizi offerti a minorenni), dall'altra è indubbio che il solo fatto di essere relativamente "anonimi" allenta parecchio la rigidità, spinge verso l'apertura psicologica e offre la possibilità di accedere velocemente a dimensioni intime dell'animo di una persona. Difficile dunque stabilire una preferenza tra l'uno e l'altro dei punti in oggetto, da un punto di vista teorico. Praticamente è necessario fornire il nominativo dell'utente che usufruisce del servizio professionale, così come l'utente deve sapere con quale professionista sta intrattenendo un rapporto psicoterapeutico. Consiglio caldamente di diffidare da tutte quelle interazioni virtuali dove non è chiaro il nominativo di chi effettua la consulenza o il trattamento psicoterapeutico e dove non sia possibile conoscere i titoli e l'autorizzazione all'esercizio della psicoterapia del professionista con cui si interagisce on line.

D. E' utile che durante un trattamento virtuale il paziente e il terapeuta si possano incontrare a cadenze prestabilite?

Come già detto, sarebbe utile conoscere la validità di un trattamento misto, tra virtualità e realtà, con studi scientifici che possano dimostrare quale sia l'assetto migliore per garantire risultati più efficaci, o risultati identici con un minor costo e sacrificio.

Concludo questo elenco con un suggerimento offerto da un utente.

D. Chi insegna agli psicologi come fare psicoterapia on line?

In effetti siamo in un periodo in cui la specializzazione richiede continui aggiornamenti e addestramenti sempre più specifici. Se ai tempi pionieristici di Internet poteva essere accettabile un adattamento immediato delle conoscenze professionali acquisite per la Relazione Reale alla nuova dimensione virtuale, oggi è già piuttosto velleitario pensare che un semplice psicologo psicoterapeuta, per quanto esperto sulla sua materia ma digiuno di Internet e comunicazione virtuale, possa rispondere in modo efficace alle richieste di utenti che chiedono "aiuto" tramite Internet. E' quindi prevedibile che vi sarà la necessità di istituire training specifici per l'apprendimento della comunicazione virtuale, di un minimo di competenza tecnologica e di un certo quantitativo di esperienza in comunicazioni virtuali e nello studio delle dinamiche virtuali che solo oggi cominciamo a definire con una certa precisione.

Conclusioni

Ringrazio coloro che hanno partecipato al questionario, rispondendo alle domande poste e dimostrando il proprio punto di vista. Se il giusto rispetto per i criteri metodologici della ricerca psicologica non permette di trarre conclusioni dai dati numerici forniti in questo articolo si può certamente leggere le numerose e interessanti indicazioni fornite in risposta ai quesiti aperti. Gli utenti hanno dimostrato di avere alcune idee di base sulla dimensione virtuale della psicoterapia e su come migliorare il rapporto terapeuta/paziente, nell'ottica di una integrazione tra le conoscenze che già possediamo provenienti dalle ricerche sulla comunicazione e interazione tradizionali e quelle emergenti dalle dinamiche e relazioni virtuali. Sono convinto che la Relazione Virtuale potrà ritagliarsi nel tempo un posto significativo quale mezzo di comunicazione e interazione in risposta alla sofferenza psicologica e al trattamento di alcuni tipi di psicopatologie.

© Dr. Giuseppe Vadalà - 2005 - Il testo non può essere riprodotto né in parte né totalmente senza il consenso dell'autore